By: staff
06/09/2021

Accuse e litigi, Faggi e Gualtieri poco giallorosa

Luca De Carolis, Il Fatto Quotidiano  –  I contorni di uno scontro, di una quasi litigata da urne già vicine, li raccontano gli autobus. Perché la sindaca che vorrebbe restare dov’è, Virginia Raggi, rivendica la distanza dal Pd partendo dai trasporti: “Non c’è stata alleanza perché noi la pensiamo diversamente, loro volevano privatizzare l’Atac, la municipalizzata dei trasporti, mentre noi vogliamo rendere accessibili gli autobus”. Ma il dem che vorrebbe scalzarla, l’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, la accusa “di inventare di sana pianta”, perché lui l’Atac non vorrebbe privatizzarla: “Dirlo è una comica, quella era un’idea di Roberto Giachetti, che ora sta in un altro partito”. Che poi sarebbe Italia Viva, ma Raggi non rammenta e insiste (“No, è nel Pd”), e ovviamente Gualtieri lo fa notare. Vietati gli sconti, nel dibattito tra la sindaca e il deputato alla festa del Fatto: membri di partiti ufficialmente alleati, eppure pronti a darsele di santa ragione, davanti ai cartonati dei due che hanno disertato, Enrico Michetti e Carlo Calenda. Perché la partita di Roma è sangue e surrealtà. Raggi e Gualtieri sanno che bisogna prendersi un posto nel ballottaggio per il voto di ottobre. L’altro andrà per inerzia al candidato del centrodestra, quel Michetti a cui dopo reiterate gaffe hanno consigliato di fuggire da ogni confronto, mentre Calenda, che prima aveva detto sì e poi ha detto no all’invito del Fatto tramite interposto giornale, dovrebbe arrivare quarto su quattro.

COSÌ È CONFRONTO a due, con Gualtieri che nel secondo turno è già pronto a chiedere il voto degli elettori a 5Stelle, “che in maggioranza sono favorevoli all’alleanza con il Pd per fermare la destra sovranista”. Mentre Raggi no (eventualmente) non chiederà sostegno e a naso non lo prometterà: “Gli elettori non sono mandrie da condurre, decideranno in base ai programmi”. Non ci sono punti di contatto, solo micce per lo scontro. La sindaca ricorda che lei è la donna della legalità, quella che ha abbattuto le villette dei Casamonica e risanato l’Atac schiacciata da un miliardo e 300 milioni di debiti: “Presentava bilanci falsi dal 2003 e nessuno se ne è mai accorto”. Chiarissimo il messaggio: votatemi, altrimenti torneranno quelli di prima. Gualtieri invece gioca la carta del competente al posto di chi ha fallito: “Roma è governata male”. E naturalmente infierisce sui rifiuti – “la città non è mai stata così sporca” – sulla 5Stelle che in cinque anni ha cambiato quattro assessori e otto amministratori di Ama, la municipalizzata che si occupa (anche) di immondizia. “E poi sui rifiuti Virginia dice cose lontane dalla realtà”. Raggi prova a frenare l’avversario, elenca investimenti per 300 milioni in Ama e riapre la solita ferita: “E la Regione che deve garantire gli impianti, ora i camion non sanno dove portare i rifiuti”. Ovviamente Gualtieri contesta: “La Regione deve solo autorizzarli, ma discariche e impianti devono proporli privati e Ama”. E una disputa infinita, quella sulle competenze e responsabilità sulla peggiore grana per Roma. I toni però non si placano, sotto un sole pallido che è una morsa. “Mi avete attaccata per cinque anni come donna” ringhia la sindaca e Gualtieri salta sulla sedia: “Io, ma cosa dici?”. Si interrompono i due, si danno sulla voce. L’ex ministro cerca il colpo da ko: “Inviterei la sindaca ad avere maggiore cautela nelle sue parole, ho letto che a suo dire nelle precedenti amministrazioni c’era chi rubava. Non le ricorderò che delle persone dello staff della sindaca sono state arrestate, non userò questo tipo di metodo”. Lei prima rivendica – “Sì, certo, ho detto che rubavano” – poi ricorda di essersi “scusata” per certi toni del passato”.

MA CONTRATTACCA in fretta, Raggi, incalzando sull’Ignazio Marino cacciato dal Campidoglio proprio dal suo ex partito, il Pd, con le firme raccolte presso un notaio”. “Nelle vostre liste avete chi lo ha accoltellato” punta il dito. Gualtieri giura che fu un errore – “quella scelta fu presa da un gruppo dirigente che ora è in un altro partito (Matteo Renzi, ndr) – e ricorda di aver candidato anche un ex assessore di Marino, Giovanni Caudo. Ma Raggi continua: “Fu presa dall’alto e realizzata da chi è nelle vostre liste, potevate chiedergli scusa”. Finisce con la moderatrice, Paola Zanca, che saluta il pubblico e loro due che ancora discutono, interrompendosi. Perché a Roma i giallorosa ancora non esistono.

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